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LA CURA DELL’ARGENTO

Caratteristiche e modalità d’uso che consentono di conservare la propria argenteria in condizioni ottimali.

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LA CURA DELL’ARGENTO

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Estratto dalle viscere della terra l’argento per poter essere lavorato viene unito in lega con il rame in percentuali variabili fissate per legge. Se l’argento è “800” significa che ci sono 800 parti di argento puro e 200 parti di rame, se “835” significa che le parti d’argento sono 835 e 165 le parti di rame, se “925” le parti di argento puro sono 925 mentre quelle di rame 75. Caratteristica del minerale è un’alta atossicità non a caso, infatti, viene usato in medicina per gli strumenti chirurgici e gli inserti ortopedici. Sulla tavola l’argento prende forma con le posate, sottopiatti, piattini da pane, piattini del burro, sottobicchieri, sottobottiglie, formaggiera, oliera, saliera, oltre al comodo cestello per immergere nel ghiaccio vini e spumanti. Naturalmente l’argenteria sia con pezzi di uso comune sia con oggetti di semplice decoro deve sempre esprimere la personalità di chi la casa la vive evitando soprattutto forzature di stile. In condizioni normali l’argento è inalterabile, ma a contatto con l’acido solfidrico presente nell’aria si ossida per cui assume riflessi prima bluastri e poi neri. Non per questo si possono considerare gli oggetti d’argento meno pratici considerata che basta per la loro cura una manutenzione davvero molto semplice. Basterà, infatti, ogni due o tre giorni, strofinare l’argenteria con un panno morbido meglio se imbevuto di alcool per eliminare impronte e tracce di grasso. Ad intervalli più lunghi, invece, si può ricorrere a prodotti specifici in vendita in negozi specializzati. Quasi tutti i pezzi d’argento possono andare in lavastoviglie con un giusto detersivo, oppure, per rimuovere macchie più persistenti dalle posate, si può usare il metodo antico del bicarbonato bagnato e sciolto direttamente sull’oggetto. E’ bene comunque fare attenzione che sostanze come aceto, sale, maionese, uovo, formaggio grana, limone, non siano per lungo tempo a contatto con l’argento. Inevitabilmente il fascino dell’argento cresce man mano che si usa per cui anche qualche graffio o l’aspetto meno lucido non possono che accrescerne il valore.

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